L’amore cambia le persone: la conferma arriva dell’epigenetica 

 

 

Dopo che quasi ogni processo chimico è stato svelato e sono ormai note le schede di composizione delle sostanze che circondano l’uomo e lo strutturano da un punto di vista biochimico e anatomico, una delle sfide maggiori della scienza moderna è quello di dare una prova alle teorie che riguardano quei rapporti non meccanicistici ma evidenti, che spesso abbracciano la sfera di ciò che è stato finora riassunto nel termine del mistico, del trascendentale o nell’ambito dell’inspiegabile mondo che si relaziona alle emozioni, all’affetto, all’essenza di umanità.

Una catena di punti interrogativi interrotti da virgole che mai si trasformano in punto e a capo.

Ricerche che sono chiavi di lettura per il più misterioso libro mai scritto, con finale sempre soggettivo, quello della Vita di ogni individuo.

La retorica delle relazioni interpersonali si basa sulla legge mai banale del rapporto con le creature del mondo, in particolare, con gli esseri umani. Non solo l’importanza del conoscersi attraverso le parole, una conversazione profonda, la condivisione di un segreto, di una debolezza, di un sogno, di un progetto; non solo il linguaggio verbale.

Gran parte della relazione che si ha con le persone si basa sul linguaggio profondo e mai fraintendibile del “gesto” che, come dice il detto, “vale sempre più di mille parole”.

Valutando il bene convogliato nel gesto e trasmesso attraverso il mezzo del corpo, si crea un’empatia e una vibrazione che finora ha avuto sempre un significato prettamente affettivo, come strumento per arrivare all’altro mostrando affetto, compassione, solidarietà, supporto, sostegno e presenza.

 

Ma la nostra dimensione spazio-temporale evolve in fretta ed in fretta si allarga lo spettro di opportunità che la scienza ci offre per credere in ciò che già il corpo – il cuore, la pelle, i sensi – ricevono attraverso la potenza di un abbraccio o d’una carezza.

Studi scientifici a supporto di chi ancora non si fida delle proprie sensazioni?

Certamente lo scetticismo salva dal fanatismo ed è dunque una valida strada da percorrere per addentrarsi nel mistero di ciò che siamo, vita espressa in uomini e donne in continua evoluzione.

 

 

È infatti risaputo che il contatto amorevole fra le persone è in grado di rilasciare ormoni che non solo influiscono sul nostro umore (come l’ossitocina), ma determinano le colonne portanti della nostra personalità e della nostra stessa salute.

Si è potuto leggere un po’ dappertutto che un abbraccio che duri più di trenta secondi risulti terapeutico, poiché è come se l’energia filtrasse fra i corpi e andasse a sciogliere i blocchi emotivi e a lenire le ferite causate da disturbi psicosomatici: questo, però, è solo uno degli aspetti che asseriscono quanto i gesti d’amore contino nella vita dell’individuo, prima verso se stessi e poi per gli altri.

 

Recentemente (il termine è stato coniato nel 1942 ma gli sviluppi maggiori si hanno avuto solo negli ultimi anni), nell’universo scienza si è manifestato un nuovo campo d’interesse, quello dell’epigenetica.

Può essere definito come lo studio delle variabili che attivano determinate funzioni nelle cellule e ne silenziano altre, considerando che il DNA di ogni nostra cellula è identico in ogni parte del corpo e ciò che risulta differente è proprio la funzione che essa attiva a discapito di un’altra che pur esistente rimane “assopita”.

L’aspetto interessante di questo ramo della scienza è comprendere quali siano le ragioni che determinano il modo e la possibilità d’attivazione di questa stessa funzione, superando il determinismo genetico-biologico che ha avuto la meglio negli ultimi tempi e che assoggettava l’uomo ad un destino già scritto, conducendo verso la riscoperta della responsabilità individuale e dunque valorizzando le scelte e i gesti che compiamo “con amore”.

Studi di epigenetica hanno infatti affermato quanto gesti d’amore, soprattutto nel periodo prenatale e nei primi anni dell’infanzia, determinino aspetti non solo caratteriali ma persino genetici, arrivando a trasmettersi ai futuri figli e nipoti.

Di certo non è una novità sentire che un figlio sia una responsabilità: l’aspetto interessante e profondo sta invece nel comprendere quanto prima di prendersi cura di un figlio sia importante imparare a prendersi cura di se stessi, orientando i propri pensieri, gli atteggiamenti e le scelte verso un “bene” che – ed ora il concetto è scientifico – verrà trasmesso ad una nuova Vita, epigeneticamente collegata alla nostra.

L’amore cambia le persone perché rappresenta simultaneamente una forma mentis ed un modus operandi nel momento in cui ci si trova a rapportarsi con un altro essere umano o con una difficoltà, con un ambiente ostile o con situazioni che possano porci sotto stress.

A maggior ragione, i figli che vengono concepiti non sono una tabula rasa i cui embrioni vengono totalmente riprogrammati nel grembo materno, ma anzi risentono nel bene e nel male delle esperienze vissute dai genitori e dagli antenati prima di loro, poiché oltre all’eredità genetica viene trasmessa anche quella epigenetica: inquinamento, abitudini, alimentazioni, shock determinano imprescindibilmente il nostro DNA e la “storia” passerà dai genitori ai figli ai nipoti.

Carezze, baci e abbracci permetteranno invece ai bambini non solo di crescere emotivamente e mentalmente forti ed equilibrati, ma anche fisicamente sani perché è oggi provato quanto esse incentivino il rilascio degli ormoni della crescita e determinino la resilienza del bambino prima e dell’adulto poi.

Non sapremo mai se sia stato davvero utile che la scienza affermasse il valore di un gesto d’amore per riuscire a definirlo realmente tale.

Di sicuro di fronte ad una prova scientifica nessuno può avere qualcosa da ridire.

Forse, il ruolo della scienza è proprio quello di confermare ciò che già si conosce nel profondo e di cui solamente, non si ha memoria o si ha riguardo.

Sicuramente, ciò che costituisce la maggiore speranza è il fatto che la scienza sta supportando una continua ricerca che magari in un futuro non troppo lontano si orienterà definitivamente verso una forma di sviluppo e di cura innovativa; una medicina di cui si parla ancora a bassa voce ma che presto si diffonderà come l’unica scienza realmente esatta che possa funzionare universalmente come rimedio efficace.

Una forma di cura invasiva, irreversibile, la cui unica “controindicazione” è l’obbligo a lasciare tutto il corpo di dolore a cui si è spesso terribilmente legati.

Questo tipo di cura è l’Amore, espresso attraverso la grandezza straordinaria dei piccoli gesti.

L’Amore, quello sì, è la medicina più potente – e se serve saperlo, a confermarlo è la scienza.

 

 

A cura di Chiara Pasin

 

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